In ogni regione italiana vengono prodotti vini dolci, con vari vitigni, tra i più utilizzati, ci sono il Moscato e la Malvasia, tuttavia, vengono utilizzate tantissime altre uve provenienti da diversi vitigni. La maggior parte dei produttori ne produce almeno uno. I metodi di ottenimento sono vari: appassimento delle uve, vendemmia tardiva, uve attaccate da muffa nobile, icewine e vini fortificati. Per ogni regione, me ne è venuto in mente uno. In questo iter dedicato a questo pregiato nettare, ho iniziato dal nord Italia, in un percorso che terminerà con il sud, attraversando ogni regione. Ogni vino verrà descritto in maniera molto sintetica. Le foto derivano dal web. Grazie per l’attenzione.

Sardegna – Malvasia di Bosa Dolce Doc. La produzione di questo prezioso nettare è autorizzata nei seguenti comuni della provincia di Nuoro: Bosa, Suni, Tinnura, Flussio, Magomadas, Tresnuraghes e Modolo. Sono rigorosamente consentite solamente le uve del vitigno Malvasia di Sardegna. Le uve designate alla produzione della versione dolce della Malvasia di Bosa sono sottoposte ad un appassimento sulla pianta o in alternativa su stoie. A livello sensoriale è di un colore che va dal giallo paglierino al dorato, è dotato di un profumo inconfondibile, sprigiona raffinati sentori di frutta secca e di frutta esotica, zafferano e miele. Al palato è sapido, il tenore alcolico è ben mitigato con freschezza, è di buon corpo e munito di un’ incredibile persistenza. Un vino che necessita quache anno di maturazione per potrsi esprimere ed essere apprezzato al meglio.

Calabria – Mantonico Passito , viene coltivato lungo la Costa Ionica, nei comuni di Bianco e Casignana. È un vitigno che ha una maturazione tardiva. Per ottenere questo prezioso nettare, l’uva prima di essere pigiata viene appassita in serra su appositi graticci, per un tempo variabile secondo l’annata, subendo un appassimento che può determinare, in relazione al contenuto in zuccheri, una riduzione di peso nelle uve fino al 50%. A livello sensoriale è di un colore giallo dorato antico e lucente. All ‘olfatto si percepiscono netti sentori di frutta dolce fusa con la vaniglia, albicocca e ananas su tutti, poi lime e cedro candito, pepe bianco, zafferano, resina di pino, nocciola tostata con una sottile mineralità sullo sfondo. Al palato risulta morbido e piacevolmente dolce, ben amalgamato da una sottilissima vena fresca che rende gradevole la beva. In chiusura la sua dolcezza è accompagnata da una lunga persistenza gustativa. Ma che bel passito.

Sicilia – Marsala. Il Marsala è uno dei vini fortificati più conosciuti in Italia, il suo nome deriva dalla città in cui si concentra maggiormente la sua produzione. Alla fine del 1700 il mercante inglese John Woodhouse, arrivato in Sicilia, decise di spedire alcune botti di vino di Marsala nel suo paese, visto e considerato il lungo via viaggio e onde evitare che il vino deperisse, aggiunse una buona dose di acquavite. Da quel momento nacque il mito e il Marsala è divenuto con gli anni uno dei vini liquorosi più ricercati e riusciti. Le uve utilizzate provengono dai vitigni Catarratto, Grillo, Damaschino e Inzolia per i tipi Ambra e Oro. Le uve sono ricche di zuccheri, dopo la vinificazione vengono ottenuti vini grezzi con alto tenore alcolico. Per produrre il Marsala si utilizzano vini grezzi addizionati con vari ingredienti: mistella, il cotto, il mosto concentrato e l’alcol etilico. Esistono varie tipologie di vino Marsala che vengono classificate in base al residuo zuccherino, Secchi, Semisecchi o Dolci e, in ragione della tecnica produttiva, vengono classificati in: Fini, Superiori, Superiori Riserva, Vergini e/o Soleras, Vergini e/o Soleras Stravecchi (con almeno 10 anni di invecchiamento). A livello sensoriale, in funzione della tipologia varia, ma un aspetto comune è il colore giallo ambrato più o meno intenso. Un vino ideale per essere abbinato a molti dessert, ma talvolta ne è alla base di molte dolci preparazioni. Il Marsala viene prodotto anche in versione rubino ed i vitigni utilizzati sono Perricone e/o Calabrese (localmente chiamato Nero d’Avola) e/o Nerello mascalese.

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Basilicata – Matera Primitivo Passito. La DOC Matera è stata riconosciuta il 6 luglio 2005 e successivamente modificata il 3 agosto 2011. Matera Primitivo Passito, ottenuto con Primitivo per un minimo del 90%, tuttavia, possono concorrere alla produzione altri vitigni a bacca nera, non aromatici, idonei alla coltivazione nella regione Basilicata, fino ad un massimo del 10%. Il Primitivo nell’area della collina materana ha trovato l’habitat ideale per dare origine alla produzione di vini di qualità e buona complessità. La tipologia Passito, dopo un periodo di appassimento con conseguente vinificazione e maturazione, a livello sensoriale è di un colore rosso più o meno carico tendente al granato, all’olfatto è complesso e dipana eleganti sentori di fichi secchi, anice, ciliegia nera, confettura di prugne e una lieve speziatura, ma anche note di china. Al palato è avvolgente con un buon equilibrio tra freschezza e tannini dolci, con intensità dinamica. Un ventaglio di sensazioni gusto-olfattive impareggiabili.

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Con queste 4 regioni è terminato l’iter dedicato ai vini dolci, passando per ogni regione italiana.

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