Favorita

Uve Dolcetto

È l’altro vitigno a bacca bianca del Roero, che nei secoli ha saputo conquistarsi le simpatie dei contadini roerini fino diventarne “l’Uva Favorita”. Secondo gli ampelografi le sue origini sarebbero da ricercarsi nelle assolate e aride terre liguri, da cui sarebbe giunto fin qui sulle carovane lungo le famose strade del sale e dell’olio, che in un tempo lontano collegavano le colline del basso Piemonte alle spiagge liguri, portando i prodotti della terra e del mare.

Un po’ come è avvenuto per la “bagna cauda”, piatto simbolo del convivio contadino, ma questa è tutta un’altra storia. La Favorita ha trovato sui bricchi sabbiosi, baciati dal sole del paesaggio roerino, la sua terra d’elezione fin dalla fine del secolo XVII, dove riesce in maniera ottimale a vivere e prosperare, realizzando esperienze enoiche di grande intensità e vivacità.

Dopo un lungo ed immeritato periodo di anonimato, confinata tra le uve bianche in generale, il vitigno trova finalmente la sua identità solo nel 1676, quando i libri di cantina dei conti Roero di Vezza e di Guarene indicano la vinificazione in purezza di “favurie”. Tra ‘800 e inizio ‘900 la Favorita conosce un periodo di grande favore come prestigiosa uva da mensa, giungendo sulle tavole più illustri delle grandi capitali europee e incentivando le capacità di imprenditori dei cestai di Corneliano.

Per questa ragione riusciva ad aggiudicarsi sui mercati di Torino prezzi più elevati rispetto alle altre uve da vino. Inoltre era tra le uve bianche considerate adatte a produrre spumanti, insieme a Cortese e Moscato Gli anni ’30 la vedono come una delle uve preferite dall’ampeloterapia o più semplicemente cura dell’uva.

Dopo un periodo di crisi e di abbandono, soprattutto con la crisi delle campagne a seguito del secondo conflitto mondiale, finalmente vede negli ’70 una nuova rinascita. Vitalità e rinnovata passione, che grazie alle nuove potenzialità delle cantine, al talento di giovani enologi e alle esigenze di un pubblico sempre più desideroso di scoprire e conoscere vini di un certo pregio, la portano ad essere uno dei gioielli della realtà enoica del Roero.

Alligna bene sulle colline sciolte e assolate del Roero, dove il terreno è più sabbioso e asciutto, in modo da frenarne la forte vigoria vegetativa e portare a maturazione ottimale il suo grappolo dorato, mentre in terreni compatti non raggiunge risultati soddisfacenti e spesso viene attaccata dal marciume grigio prima di giungere a completa maturazione.

È chiamata anche dai vignaioli, quasi con affetto, “Furmentin”, proprio per quel suo colore giallo dorato che ricorda il grano al momento della mietitura. È un vitigno diffuso anche alla destra Tanaro, nelle Langhe, e spesso si accompagna ad altri vitigni nello stesso filare, per essere utilizzato come uva da tavola, per il suo sapore dolce e la sua polpa soda e croccante. Fonte: http://www.langhevini.it

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Sono un Maitre/Sommelier, dopo esperienze come all' Hotel Savoy di Londra nasce la passione per il vino .In Italia ho frequentato i tre livelli da Sommelier. Partecipo spesso a anteprime e degustazioni, mi piace approfondire e condividere. Mi piace inoltre calpestare vigneti e visitare aziende vitivinicole. Altra grande passione è lo sci.

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