Comunicato Stampa

Continuità visiva, trasparenza e relazione con il territorio: la cantina di Nals Margreid come parte stessa del racconto produttivo

Continuità visiva, trasparenza e relazione con il territorio: la cantina di Nals Margreid come parte stessa del racconto produttivo.

Progettata per accompagnare il vino in ogni fase della sua evoluzione, la cantina Nals Margreid costruisce un dialogo continuo tra lavoro, paesaggio e accoglienza. Fin dall’ingresso, il percorso visivo si apre sugli ambienti di lavoro, coinvolgendo il visitatore nel racconto della produzione, rendendo visibile il rapporto quotidiano con il vino, la precisione produttiva e l’identità del territorio altoatesino.

Nalles (BZ), 3 giugno 2026 – In Alto Adige, dove il rapporto tra paesaggio, viticoltura e architettura si costruisce attraverso equilibrio e continuità, la cantina Nals Margreid rappresenta un esempio concreto di integrazione tra produzione, territorio e visione progettuale. Realizzata in fasi tra il 2011 e il 2020 su progetto dell’architetto Markus Scherer, la struttura nasce da un percorso avviato nel 2007 con l’obiettivo di unificare le attività produttive dell’azienda in un’unica sede, costruendo una relazione coerente tra funzionalità produttiva, paesaggio e accoglienza. Il progetto interpreta la cantina non soltanto come spazio operativo, ma come un sistema integrato in cui architettura, lavoro e territorio dialogano in modo continuo. Dall’organizzazione dei flussi produttivi alla scelta dei materiali, fino al recupero degli edifici storici e all’inserimento nel contesto naturale, ogni elemento contribuisce a definire un’identità chiara e leggibile.
ARCHITETTURA E PROCESSO PRODUTTIVO: UNA CANTINA COSTRUITA ATTORNO AL VINOIl cuore del progetto è rappresentato dalla relazione tra architettura e processo produttivo. Fin dalle prime fasi progettuali, il lavoro si è sviluppato attorno a un sistema di vinificazione a caduta libera, progettato per sfruttare la gravità durante la trasformazione dell’uva in vino e ridurre le movimentazioni meccaniche. La struttura viene così concepita come una vera macchina produttiva, costruita sulle esigenze del vino e del lavoro quotidiano in cantina. L’organizzazione degli spazi segue in modo naturale il percorso produttivo, dalla ricezione delle uve fino all’affinamento. La torre di vinificazione rappresenta il fulcro tecnico dell’edificio, mentre la Weinhof, la “corte del vino”, diventa il centro operativo e relazionale della cantina: uno spazio dedicato alle attività manuali, all’accoglienza e alla connessione tra persone e produzione. Anche la barricaia, realizzata fuori terra e rivestita in legno di rovere, nasce da una riflessione funzionale e sensoriale insieme, introducendo una soluzione poco comune nel panorama vitivinicolo tradizionale. La trasparenza è un altro elemento chiave del progetto: superfici vetrate, affacci interni e collegamenti visivi permettono al visitatore di entrare in relazione diretta con il lavoro produttivo, trasformando la cantina in un luogo aperto e condiviso. Fin dall’ingresso, lo sguardo attraversa gli ambienti produttivi, dalle botti agli spazi di affinamento, creando una continuità visiva che accompagna il visitatore all’interno della cantina come parte stessa del processo. Un approccio che riflette la volontà di costruire una “cantina aperta”, capace di mostrare in modo trasparente il lavoro, la precisione produttiva e il rapporto quotidiano con il vino.

MATERIALI, PAESAGGIO E RECUPERO DELL’ESISTENTE
Accanto alla funzionalità produttiva, il progetto affronta con attenzione il rapporto con il paesaggio e con la memoria del luogo. I volumi seguono l’andamento naturale del terreno e si integrano nel contesto attraverso materiali che richiamano direttamente il territorio circostante. Il cemento pigmentato con inerte di porfido locale riprende le tonalità tipiche dell’area tra Bolzano e Merano, mentre legno e vetro contribuiscono a costruire un linguaggio architettonico essenziale e misurato. Centrale è stato anche il recupero dell’edificio storico Ansitz von Campi, antico maso parte della memoria architettonica del luogo, integrato nel sistema contemporaneo senza alterarne il carattere originario. Una scelta che ha permesso di mantenere continuità tra memoria e innovazione, valorizzando gli elementi storici esistenti e preservando il rapporto con il contesto rurale originario. Il progetto ha così costruito un dialogo costante tra architettura storica e nuovi spazi dedicati all’accoglienza, alla degustazione e alla vendita vini, mantenendo leggibile la stratificazione del luogo e rispettando l’identità storica dell’insediamento. Nel corso degli anni il progetto architettonico della cantina ha ricevuto diversi riconoscimenti per la capacità di integrare architettura contemporanea, funzionalità produttiva e inserimento paesaggistico. Nel 2012 la struttura è stata protagonista della Biennale di Venezia nell’ambito del concorso internazionale “Le Cattedrali del Vino”, ottenendo un riconoscimento nella categoria Interior Design. Un progetto che nel tempo è diventato esempio concreto di come lo spazio possa contribuire a raccontare l’identità produttiva e culturale di un territorio attraverso equilibrio, coerenza e relazione con il paesaggio.

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A cura di  PR & Media Relations:
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