Comunicato Stampa, Senza categoria

Zagrea e Piede Franco…un binomio avvincente.

È accaduto durante la Conferenza Nazionale sulla Viticoltura a Piede Franco, che ha avuto luogo lo scorso 8 settembre a Villa Campolieto, organizzata da Gaetano Cataldo e da Identità Mediterranea con il fondamentale patrocinio dell’Associazione Nazionale delle Città del Vino: è stato annunciato il progetto della prima guida di vini da piede franco mai realizzata prima. Come primaria motivazione la necessità di redigere un protocollo integrato a difesa e valorizzazione del piede franco, questo è quanto ha messo d’accordo tutti i convenuti al tavolo di lavoro durante la conferenza nazionale. Il progetto della prima guida sui vini da piede franco mai realizzata prima è italiano ed è asservito al lavoro della commissione scientifica multidisciplinare che si dovrà fare carico della stesura del protocollo: la guida, chiamata Zagrea, è stata ideata da Gaetano Cataldo e nasce per dare sostegno ai viticoltori eroici che seguitano a preservare la tradizione del modello di agricoltura ancestrale e per alimentare la ricerca che darà vita a un protocollo integrato stesso.

Durante la Conferenza Nazionale sulla Viticoltura a Piede Franco, organizzata da Gaetano Cataldo, enogastronomo, giornalista e wine specialist, con Identità Mediterranea, associazione culturale di cui è fondatore, è stata annunciata la prima guida internazionale sui vini da viticoltura a piede franco. Un progetto visionario e in controtendenza che avrà per obiettivo principale quello di alimentare anche la realizzazione di un protocollo integrato per la difesa e la valorizzazione dell’unica forma di viticoltura conosciuta dall’umanità prima della mortifera invasione della fillossera. Nella splendida cornice di Villa Campolieto, Gaetano Cataldo, ormai noto per aver realizzato Mosaico per Procida e per essere stato nominato miglior sommelier dell’anno al Merano Wine Festival, ha incassato un risultato strepitoso in quanto a presenza numerosa e partecipata da parte del pubblico che ha assistito alla Conferenza Nazionale sulla Viticoltura a Piede Franco, grazie all’adesione straordinaria di personaggi di eccellenza tra i relatori e le autorità presenti, tra cui docenti, ricercatori, enologi, agronomi e giornalisti. Da questo punto di vista, date le finalità e l’autorevolezza dei convenuti alle relazioni tecniche, non poteva mancare il supporto della Città del Vino a Identità Mediterranea, considerato anche il senso di cooperazione che ha visto la nostra Organizzazione vicina alla realizzazione della prima bottiglia a celebrare una capitale delle cultura, del contributo dell’associazione di Gaetano Cataldo nella realizzazione dell’etichetta di Divinamente Abili, ottimamente condotto da Marco Razzano, e del conferimento del nostro vessillo, in maniera inedita, al Museo di Villa Arbusto a Ischia. Una Commissione Scientifica Multidisciplinare per il Piede Franco. Nell’anticipare la nascita di una commissione scientifica multidisciplinare, finalizzata alla redazione di un protocollo integrato di difesa e valorizzazione del Piede Franco, Gaetano Cataldo ha annunciato, con sorpresa di tutti, la nascita del progetto Zagrea, prima guida in assoluto dei vini da viticoltura ancestrale, in divenire nel suo progetto lanciato per l’occasione.

Sarà una commissione di esperti e accademici a redigere trasversalmente un protocollo integrato a salvaguardia e difesa del piede franco: la trasversalità è tale in quanto la materia complessa della viticoltura del piede franco richiederà studi aggiornati su materie quali che spaziano dall’archeologia all’antropologia della viticoltura, dall’analisi dei suoli alle patologie della vite, sino a tracciare un’ipotesi di sostenibilità del piede franco che contempli anche la valorizzazione dei borghi italiani nelle aree fragili, stando anche ai criteri dell’economia agraria e del destination management system. Una guida del piede franco eversiva, visionaria e sostenibile Zagrea “Ungrafted” è il nome della prima guida internazionale dedicata ai vini da viti a piede franco, un progetto visionario e inedito che vuole valorizzare il lavoro eroico e faticoso del viticoltore dedito all’allevamento della vite ancestrale, costituente un patrimonio genetico, antropologico e culturale incommensurabile. La guida vuole essere inedita anche per altre ragioni: sarà distribuita gratuitamente per i lettori in ogni dove, tradotta in almeno due lingue, e vorrà nascere con il patrocinio delle università: infatti, grazie alle quote di adesione delle cantine, Zagrea diverrà strumento per fornire fondi alla ricerca utile per la stesura del protocollo integrato e per la salvaguardia del piede franco. Non sarà la guida a rendere grandi le cantine, bensì le cantine a rendere grande la guida con la loro partecipazione. A dare lustro a Zagrea la commissione tecnica formata da assaggiatori specializzati, destinati ad alimentare il programma Ungrafted Vine Ambassador, finalizzato a sensibilizzare quante più persone alle virtù e ai valori del piede franco, diffondendo il lavoro encomiabile delle cantine nel mondo. La guida, nel suo progetto editoriale, vedrà la direzione di Gianmarco Murru, direttore della nota testata cagliaritana Mediterranea Online e di ME Edizioni. La testata giornalistica è dotata di codice ISSN per le pubblicazioni scientifiche, è partner della Anna Lindh Foundation, per favorire il dialogo interculturale fra i Paesi del Mare Nostrum, ed è stata insignita per cinque anni di seguito dell’E-Content Award per i migliori contenuti culturali.
Dopo i saluti istituzionali dell’on. Alessandro Caramiello, deputato della Repubblica e presidente dell’intergruppo operante per i Sud, le aree fragili e le isole minori, e quelli del consigliere della regione
Campania Gennaro Saiello, presidente alla commissione innovazione e sostenibilità, ecco cosa ha riportato Angelo Radica:
“Ero ieri a Torrecuso per Vinestate e non potevo mancare a tale evento, sia come presidente di un’associazione come quella di Città del Vino che come viticolture, vista la tematica. Le due riflessioni che porto rispetto al piede franco, di ritorno dal Sulcis sono rimasto affascinato dall’allevamento del Carignano, le seguenti osservazioni e cioè sul cambiamento climatico e sulla sostenibilità economica di questa forma di viticoltura che giustamente mira alla salvaguardia della biodiversità. Pertanto è bene chiedersi quanto il piede franco possa essere una nuova leva per la narrativa del vino e per nuove economie. Perciò è bene
ragionare in prospettiva senza precludersi alcuna possibilità di diversificarci e portare nuove soluzioni, come certo sapranno dirci i relatori presenti, anche in virtù di una possibile riduzione dei trattamenti”. D’altro canto Roberto Cipresso, ambasciatore delle Città del Vino e celebre winemaker, si è così espresso: “Dal punto di vista agronomico, il piede franco è fragile: non gode della protezione che l’innesto conferisce, e il rischio di infezione da fillossera è sempre latente. Ma quella fragilità è anche la sua forza: la pianta esprime un contatto totale con il terreno, senza mediazioni, e questo spesso si traduce in vini di rara autenticità. Il radicarsi diretto consente infatti di leggere con più immediatezza la tessitura minerale, la salinità, le vibrazioni geologiche del terroir. I vini a piede franco risultano spesso più longevi, perché nel loro percorso non portano cicatrici con l’innesto con il piede americano, e il metabolismo, nel corso degli anni, consente un fenomeno di mutazione più fedele, che permette selezioni massali più puntuali. In condizioni “limite” la vite mostra inoltre una migliore capacità di adattamento e una superiore resilienza”. Così ha riportato Gaetano Conte, agronomo specializzato in viticoltura in rappresentanza a Vitis Rauscedo: Le due viticolture, quella pre-fillosserica e quella post-fillosserica, avendo radici differenti, hanno un comportamento molto diverso. La vitis vinifera – pre-filosserica è tra le 75 specie del mondo la più resistente alla siccità, al calcare, alla salinità e al ph elevato, questo garantisce alle piante franche di piede una maggiore adattabilità a tutte le tipologie di terreno. Il risvolto qualitativo più interessante di questa viticoltura è che, avendo le piante apparati radicali profondi, resistenti, si ottiene un prodotto con caratteristiche uniche ma che restano simili nelle diverse annate. Tollerano meglio il cambiamento climatico, avendo un ciclo vegetativo più ristretto, germogliano dopo e anticipano leggermente la maturazione e quindi danno vita a prodotti unici con una forte tipicità riconoscibili nel tempo. Fortunatamente, non in tutte le parti del mondo la Fillossera è riuscita a distruggere la viticoltura franca di piede, infatti, in alcune zone che a me piace definire “Oasi di Viticoltura Franca di Piede”, è riuscita a sopravvivere. Le “Oasi” hanno caratteristiche pedoclimatiche che non permettono a questo insetto di diffondersi e sono: terreni sabbiosi, vulcanici ricchi di potassio, acidi, ricchi di calcio, freddi, eccetera. Dall’osservazione di queste “oasi” possiamo tranquillamente affermare che esse sposano appieno e in perfetta coerenza la definizione di Terroir: “La definizione dell’OIV di terroir vitivinicolo sostiene che esso è «uno spazio nel quale si sviluppa una cultura collettiva delle interazioni tra un ambiente fisico e biologico identificabile, e le pratiche vitivinicole che vi sono applicate, che conferiscono caratteristiche distintive ai prodotti originari di questo spazio». Include specifici aspetti del suolo, della topografia, del clima, del paesaggio e della biodiversità, e si differenzia dalla definizione giuridica di un’Indicazione Geografica”. Durante la conferenza Mariano Murru, direttore enologico di Casa Argiolas e presidente di Assoenologi Sardegna, ha tenuto a precisare quanto la peculiare geomorfologia dell’isola, tanto da identificarla sotto varia aspetti ad un continente a sé stante, abbia reso possibile la preservazione della viticoltura a piede franco, praticata su un importante quota di ettari vitati, entro gli spazi consentiti dai terreni oggettivamente vocati a questa pratica.

Il celebre enologo ha tenuto a ribadire quanto la viticoltura a piede franco sia una risorsa in termini di biodiversità, di cultura antropologia e di economie che possono essere messe a regime, reputando fondamentale non soltanto le attività di salvaguardia e valorizzazione, bensì anche le pratiche necessarie al censimento delle tante cultivar che, sull’isola di Sardegna, attendono di entrare nel Registro Nazionale delle Viti. Di fondamentale importanza la relazione di Teresa Del Giudice, docente di Scienze e Politiche Agrarie, Economia Agraria e dell’Alimentazione e di Estimo Rurale, presso l’Università Federico II di Napoli: “Il reperimento delle evidenze scientifiche preesistenti sulla viticoltura del piede franco è necessario, inclusa la produzione di nuove. Occorre mettere alla base il sistema della conoscenza, evitando di riporre la viticoltura ancestrale in un ambito museale. Il dialogo deve essere costante e diversificato, poiché ogni regione ha le sue peculiarità. Molto deve poter essere riscritto ed è opportuno integrare questa forma di allevamento della vite al sistema agricoltura, poiché ne è parte integrante e perché l’agricoltura oggi si interseca in diverse aree delle umane attività, turismo incluso. Che si faccia un censimento degli ettari vitati del piede franco, che si abbia un’ottica sistemica dalla micro-territorialità all’Italia, dall’Europa al resto del Mondo e quindi di fronte al cambiamento climatico. Occorre intercettare i fabbisogni primari del piede franco, in innovazione, marketing e conoscenza, poiché questa forma di viticoltura va oltre la produzione di vino. Dopodiché è il caso di lasciarlo così com’è o ampliare le superfici, a patto che non voi siano rischi per il vigneto e il campo? Le dimensioni su cui occorre incentrare il piede franco come argomento e come studio sono, assieme alla progettazione integrata, gli obiettivi che la commissione scientifica multidisciplinare dovrà porsi, in un’ottica di integrazione di fondi, soprattutto per le aree interne”. Propositivo è stato l’intervento di Eugenio Gervasio e di Emilia di Girolamo, rispettivamente presidente e direttore del MAVV-Wine Art Museum, convenendo sulla visione di sviluppo del protocollo integrato e sulla necessità di una sicurezza territoriale che veda come preposti non soltanto il contadino e l’allevatore, bensì il manager delle destinazioni. Lo sviluppo del Destination Management System è ciò che restituisce ai piccoli borghi e alle comunità rurali l’importanza necessaria e la sfida per il futuro, con il piede franco come catalizzatore: lo sviluppo delle aree interne. La salvaguardia del Piede Franco e la guida Zagrea: un’azione “inattuale” Il founder di Identità Mediterranea, così ha annunciato la guida Zagrea… “Un’azione inattuale, secondo Nietzsche, è tipica dell’agire controcorrente, non conforme al tempo presente e ai valori dominanti dell’epoca. L’azione inattuale mira al tempo venturo, al futuro. E per noi non c’è futuro senza radici. Ecco perché nasce Zagrea, la prima guida mondiale di vini da piede franco in divenire e di prossima attuazione. Essa nasce da un’azione inattuale, con un pizzico di visione e anarchia, per guardare al futuro, senza dimenticare le nostre radici e quelle della viticoltura che da ottomila anni ci ha regalato altrettante splendide vendemmie”. Non può esserci amore per il Vino se non c’è rispetto per il Piede Franco Gaetano Cataldo, durante la conferenza ha altresì dichiarato… “Da quando abbiamo cominciato a idolatrare etichette e osannare vini omologati, calpestando la madre dell’uva che ci ha donato il vino come noi lo vorremmo, oggetto della nostra passione e del nostro argomentare? Prima che essere italiani o europei siamo mediterranei e il DNA dei popoli mediterranei è da sempre mescolato al DNA della vite, semi di vite e di umanità rimbalzati lungo ogni sponda del Mare Nostrum. Abbiamo da sempre avuto un rispetto riverenziale per la Vitis Vinifera, essa ha accompagnato l’uomo verso il cammino della civilizzazione: dov’è finito quel rispetto, dove intravvedere una doverosa gratitudine per uno degli elementi del trittico mediterraneo che ha definito la nostra cultura e influenzato il nostro modello alimentare?”. In una nota, lo stesso fondatore di Identità Mediterranea, ha voluto considerare quanto segue: “Avere il bene di comunicare il Vino è un lusso e al tempo stesso una responsabilità per tutti noi, da ogni parte d’Italia e del Mediterraneo e del Mondo. Chi comunica responsabilmente in questo settore non può non riconoscere che mantenere viva la fiamma del Piede Franco non è un lusso, ma una necessità e un prerequisito per chiunque il Vino lo ama per davvero”. Esiti della Conferenza Nazionale sul Piede Franco: i protagonisti e Il successo della conferenza nazionale sulla viticoltura a piede franco lo si è dovuto anzitutto agli interventi eruditi di Roberto Cipresso, di Mariano Murru, di Gaetano Conte e di Teresa Del Giudice, oltre che di Charlie Arturaola: essi sono già parte, con Luciano Pignataro, celebre giornalista enogastronomico e scrittore, della commissione scientifica multidisciplinare, commissione che vede anche l’adesione di Angelo Concas, esperto analista sensoriale, e di molti altri illustri nomi che verranno rivelati più avanti. Nelle prossime settimane verranno rivelati i nominativi degli esperti che hanno aderito alla commissione scientifica multidisciplinare e quella che si occuperà degli assaggi cui Città del Vino aderisce. Entro fine anno Identità Mediterranea e partners lancerà la campagna di adesione con tutti i dettagli.

Fonte: Gaetano Cataldo

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